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19 dicembre 2016
Le dichiarazioni mendaci di Valeria Fedeli
Vorrei tornare in modo più approfondito sulle false dichiarazioni della neo Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR), che ha mentito pubblicamente sulle qualità personali proprie, dichiarando che era laureata in Scienze sociali quando invece risulta che non abbia conseguito neanche la maturità!

Preciso subito che il problema non è quello di non avere la maturità (non ce l'ho neanche io), e neppure la laurea, anche se magari sarebbe auspicabile per chi è chiamato a ricoprire quel ruolo.

No, più semplicemente, il vero problema è quello di aver dichiarato consapevolmente il falso. 

Ricordo che Valeria Fedeli, come gli altri ministri ed il Presidente del consiglio, ha giurato il 12 dicembre 2016 usando la formula rituale seguente:

« Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione. »

Chissà se la fattispecie della dichiarazione mendace rientra però nel perimetro dell'articolo 54 della Costituzione italiana, che recita:

« I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge. »

Mi sono già chiesto, non essendo uno specialista di diritto, a che tipo di reato questa falsa dichiarazione era ascrivibile?



In effetti, secondo l'articolo 496 Codice Penale, intitolato "False dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri":

« Chiunque, fuori dei casi indicati negli articoli precedenti, interrogato sulla identità, sullo stato o su altre qualità della propria o dell’altrui persona, fa mendaci dichiarazioni [c.p. 651] a un pubblico ufficiale [c.p. 357] o a persona incaricata di un pubblico servizio [c.p. 358], nell' esercizio delle funzioni o del servizio, è punito con la reclusione da uno a cinque anni (1). »

Ora, si tratta di capire in che fattispecie rientra una vice-presidente del Senato (è o non è un pubblico ufficiale?), che faceva dichiarazioni mendaci sulle qualità proprie nel suo CV, roba sicuramente mai presa in considerazione dal legislatore...

La Fedeli, così come chi le sta intorno e tutto l'apparecchio del PD, hanno subito tentato di minimizzare e di spostare la discussione su altri argomenti, incassando persino la solidarietà della Boldrini e di altri. Ha dichiarato lei stessa al Corriere: «... posso aver commesso una leggerezza, ma finire sotto accusa in questo modo davvero non me lo sarei mai aspettato». Prima di aggiungere (peggiorando la sua situazione): «Se volevo mentire o truffare non avrei mai messo nel mio curriculum diploma di laurea, ma avrei scritto laurea e basta».

Ma lasciamo perdere gli "infortuni lessicali" per esaminare i fatti. Sul suo sito, ecco la differenza tra prima e dopo:



Prima: "Finite le scuole mi sono trasferita a Milano per iscrivermi dove ho conseguito il diploma di laurea in Scienze Sociali, presso UNSAS."

Dopo: "Finite le scuole mi sono trasferita a Milano dove ho conseguito il diploma per assistenti sociali, presso UNSAS."

Quindi, secondo le parole stesse della neo ministra, se avesse voluto mentire o truffare, non avrebbe mai scritto nel suo curriculum "diploma di laurea", bensì "laurea e basta".

L'enorme incoerenza della Fedeli però, è che nel suo curriculum, disponibile online fino a qualche giorno fa (laddove ora c'è una bella pagina 404), aveva scritto proprio così: "Laureata in Servizi Sociali (attuale laurea in Scienze Sociali)"!



E ancora di più esplicita sul sito del Pd!



Quindi se le parole hanno un senso (così come si direbbe che la matematica non è un'opinione), cosa dovremmo pensare?

Personalmente ho cercato sul Web quali potrebbero essere le conseguenze legali di cotanta "leggerezza", e ho trovato diverse interpretazioni (anche se non so esattamente quali siano applicabili o meno al caso di specie) sulla rilevanza penale del curriculum vitae contenente false attestazioni, ma anche, Cass. n. 11488/1990:

« Le mendaci dichiarazioni sulle qualità proprie configurano l'ipotesi prevista dall'art. 496 c.p. ogni qual volta il mendacio non abbia alcuna attinenza, né diretta né indiretta, con la formazione di un pubblico atto. Se le dichiarazioni siano invece destinate ad essere riprodotte in un atto pubblico o vengano ad integrarne il contenuto o siano comunque rilevanti ai fini della formazione di esso, si realizza allora l'ipotesi delittuosa prevista dall'art. 495 c.p. (Fattispecie relativa ad una mendace dichiarazione sul possesso del titolo di studio contenuta in una domanda rivolta dall'imputato al provveditore agli studi per l'inclusione nelle graduatorie provinciali dei bidelli; ...) »

Per cui di fronte a chi mente sul possesso del titolo di studio per diventare bidello, cosa si potrà mai dire di una vice-presidente del Senato che ha mentito sul suo CV ed è stata promossa a Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca? 

Per parafrasare il buon @Jacopo_Iacoboni, valutate voi... Ma quando è troppo, è troppo!






permalink | inviato da jmleray il 19/12/2016 alle 0:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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