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straniero
diario
24 novembre 2011
Nuovo processo in vista per Berlusconi?
[Aggiornamento, 21 dicembre 2011] Quasi un mese dopo aver pubblicato questo post, finalmente, ecco la prima vera news che leggo in italiano su questo argomento (la stampa mainstream, invece, è totalmente e incomprensibilmente silente, a cominciare dal Fatto quotidiano, che è certamente al corrente della causa...)!

Per chi vuole leggere la citazione...

Civil action n. 8500



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12 novembre 2011
Berlusconi lascia la scena come un ladro!
Non ha avuto neanche il coraggio di uscire dal Quirinale come ci era entrato: dal portone principale!

E' uscito come un ladro, da una porta secondaria, per non farsi vedere dall'Italia che ha contribuito ad affondare. Silvio Berlusconi ha dunque dimissionato un quarto d'ora fa, e spero sinceramente che la sua avventura politica finisca qui. Anche se da lui ci dobbiamo aspettare ogni tipo di colpo di coda velenoso. 

Ne è testimone la sua dichiarazione: "Stacchiamo la spina a Monti quando vogliamo", segno della sua disperata debolezza e non di una forza che non ha più! Diciamocelo: da ora non conta più niente, appartiene già al passato, oggi è già ieri... 

Ho sentito una volta Paolo Mieli dire che una storia si giudica anche e soprattutto da come finisce.

Ecco come finisce, quindi, una storia italiana: con una fuga nella vergogna più totale. Questo si ricorderà la Storia: la folla davanti al Quirinale che grida Buffone (onore al precursore, Piero Ricca), che tira le monetine, e dalla quale scappi senza farti vedere, Silvio Berlusconi!

Vergogna! Vergogna! Vergogna!



P.S. Dedico di cuore questo post a tutta la gente che stava davanti al Quirinale per inchiodarlo alle sue responsabilità, a nome di tutte quelle persone che non potevano starci fisicamente, ma che ci stavano ugualmente, eccome! 



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2 novembre 2011
La sagra della Lega
Credo sinceramente che l'attuale governo italiano sia il peggio di quello che si possa trovare oggi in Europa, Grecia compresa!

E' del tutto impossibile raccontare quello che stanno combinando alle spalle dei contribuenti di questo paese, ma quando sento Tremonti affermare - seriamente - alla Sagra della Zucca, quanto segue

"Sta venendo il tempo di mettere la ragione ed il cuore al posto del saggio di interesse, di mettere il pane al posto delle pietre e l'uomo al posto dei lupi".

non so più che pensare! Forse voleva dire ch'è venuto il tempo di mettere il saggio al posto degli interessi, oppure al posto di Lupi, si sarà confuso, ma non ne sono sicuro.

D'altronde, stiamo parlando proprio di lui, Giulio Tremonti himself, il ministro del rigore mondialmente riconosciuto per aver creato più di 500 miliardi di € di debito pubblico dal 2001, con l'amico Silvio, ovviamente, coppia perfetta responsabile di aver contribuito al 63% all'indebitamento del paese negli ultimi 18 anni, e cioè al 63% al quasi RADDOPPIO del debito pubblico italiano dopo 4 governi Berlusconi (era di 973 Mdi € nel ’93, prima della famosa discesa in campo del capo)...

Questi sono fatti, gente, numeri crudi, altro che falsi assalti alla diligenza e altre simili cazzate da disco rotto!

E cioè, sull'ultimo decennio, la Lega e Berlusconi sono i principali colpevoli di aver portato l'Italia nella situazione in cui sta oggi, malgrado le loro amorevoli cure

La cura c’è ed è molto semplice: la verità, avere il coraggio di dire la verità su quello che è successo...

Detto da uno che parla come magna. Zucche. Appunto!


P.S. Seriamente, è rimasto qualcuno in questo Paese ancora convinto che la salvezza possa arrivare dagli stessi che hanno portato l'Italia nel baratro mentre assicuravano, sorridendo e mentendo sapendo di mentire, "Tutto bene, ottimismo e sole in tasca"?

E quello che mi urta di più, è che tutti questi pidiellini celoduristi non affrontano mai il problema, che invece andrebbe preso di petto (come avrebbe detto il mio carissimo suocero), e che nessuno poi gliene chiede mai conto pubblicamente, che nessuno spieghi mai pubblicamente a questa gente il significato della parola "accountability"! Basta vedere l'intervento di Maurizio Lupi ieri sera a Ballarò, quando dice:

Il fardello che noi ci portiamo dietro, cioè oltre 1900 miliardi di € di debito pubblico è la grande questione che abbiamo aperta. E di chi è la responsabilità? Potrei dire che è di quelli che mi hanno preceduto, di quelli che verranno, ecc. Questo è il tema…

Esatto, Lupi, questo è proprio il tema: invece di parlare di "quelli prima" o di "quelli dopo", perché non parla dal 2001 (cioè da quando lei è entrato in politica, oltre tutto) sino ad adesso? Basta leggere i numeri qua sopra e spiegarci di chi è la responsabilità di ca. 180 milioni di € di DP AL GIORNO creato soltanto sotto i 3 ultimi governi Berlusconi: semplice, no?



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21 ottobre 2011
La sconfitta, mortale, di Silvio Berlusconi
Pdl: questo acronimo non comunica niente, non emoziona, non commuove. Chiediamoci se con largo anticipo rispetto alle elezioni del 2013 non sia il caso di cambiare nome. Comunque non sarà Forza Silvio.

E neanche Forza Gnocca, che calzerebbe come un guanto a Berlusconi, ma più probabilmente Siamo Italia, Italia per sempre, o Italia tout court... E probabilmente ancora, come svelato dall'Espresso, con una doppia lista, una legata al nome e all'immagine (!) del capo, e l'altra direttamente al nuovo futuro partito aborto, Molise insegna...

Ma vorrei tornare un attimo sulla frase che meglio di tutto dimostra quanta sia grande la sconfitta di Berlusconi: «Pdl, questo acronimo non comunica niente, non emoziona, non commuove».

NON COMUNICA NIENTE, NON EMOZIONA, NON COMMUOVE!

Lo dice lui stesso! Eppure è una creatura tutta sua, che ha voluto lui e soltanto lui, il Partito del dottor Frankenstein come lo definì Guzzanti padre: 

I membri della direzione sono 120, tutti nominati da Berlusconi e non saranno eletti da un Congresso, come anche i coordinatori, l’ufficio politico e i candidati alle elezioni. Che democrazia!

Ebbene! Dopo neanche tre anni, dopo un fiume di promesse disattese in un oceano di dichiarazioni mendaci, Berlusconi decreta la morte ufficiale del "suo" partito per annunciare la "nascita" di uno nuovo, sempre suo, che, siamone certi, comunicherà, emozionerà, commuoverà...

Non è stato in grado di dare né linfa né vita propria al primo ma spera che andrà meglio col secondo, affinché "tutto cambi perché nulla cambi".

Credo invece che se è vero che il PDL è nato morto nel marzo 2009, questo "nuovo" - indipendentemente del suo nome, delle sue sembianze o di tutto che gli si vorrà far dire -, sarà soltanto un aborto, e cioè morto prima ancora di essere stato concepito. In ogni caso, qualunque saranno le cause dell'aborto, naturali o provocate, avrà comunque avuto un padrino.

Ma si sa, la madre dei politici è sempre incinta!

JML



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11 ottobre 2011
Appello europeo contro la dittatura finanziaria

Ecco il testo tradotto in italiano di un appello contro la dittatura finanziaria lanciato in Francia con un'ambizione europea (versione PDF):

Una crisi senza precedenti aggrava le disuguagl ianze sociali e la povertà e trascina l'Europa verso una catastrofe imminente.

Noi, cittadine e cittadini d'Europa, sosteniamo che questa crisi non è fatale così come si vorrebbe far credere: alcune soluzioni esistono e devono oggi essere imposte dai popoli.

Davanti all'irresponsabilità di numerosi governi che fanno pagare ai cittadini la follia dei veri responsabili della crisi del debito pubblico, ossia i Mercati finanziari, noi chiediamo di rifiutare la dittatura della speculazione finanziaria e le sue terribili conseguenze sulle nostre vite.

Le pol i tiche attual i conducono ad un vicolo cieco economico

Con il pretesto della crisi del debito pubblico, i governi impongono ovunque dei piani di riduzione delle spese pubbliche che distruggono delle istituzioni vitali per il bene comune: Scuola, Sanità, Giustizia, Ricerca, Sicurezza sociale...

Dopo la crisi del 2008, i nostri governanti nazionali ed europei si erano impegnati fermamente a limitare gli effetti devastanti della speculazione finanziaria: questi impegni non sono stati mantenuti! Peggio: la speculazione più sbrigliata si scatena impunemente e mina ogni occasione di rilancio economico e di riduzione della disoccupazione.

Noi ci opponiamo al fatto che la finanza sia un'arma che stritola i popoli a profitto dei più ricchi

Gli organismi finanziari devono essere al servizio della vita sociale ed economica e non l'inverso. inoltre, sosteniamo che occorra cambiare oggi politica e modello economico.

Noi invitiamo le cittadine ed i cittadini dei paesi europei ad utilizzare ogni mezzo democratico e pacifico di cui dispongono per imporre le prime cinque seguenti misure ai loro governi ed alle istituzioni europee:

- l'annullamento dei piani di austerità;

- il divieto di ogni speculazione finanziaria alle banche di depositi;

- una tassa sostanziale sulle transazioni finanziarie condivisa su scala europea;

- il controllo indipendente dei debiti pubblici in vista del loro riassorbimento o del loro annullamento;

- delle riforme fiscali che mirino a ridistribuire equamente le ricchezze.

Ci dichiariamo solidali con tutti gli Indignati e sollecitiamo a sostenere, sviluppare e confederare al livello europeo tutti i movimenti di protesta.

A questo fine, proponiamo di occupare ogni domenica, massicciamente e pacificamente, le piazze pubbliche delle grandi città. Questi assembramenti settimanali si ripeteranno finché la volontà dei popoli non sarà stata sentita e rispettata. Essi hanno la capacità di trasformarsi in veri fori cittadini per la riconquista della sovranità dei popoli. Riprendiamo in mano i nostri destini per lottare in modo unito e solidale contro la dittatura finanziaria!

Mille assembramenti popolari per un'Europa dei cittadini!

Mille fori cittadini contro la dittatura finanziaria!

APPELLO EUROPEO CONTRO LA DITTATURA FINANZIARIA

Firmare la petizione a questo indirizzo :

Appello europeo contro la dittatura finanziaria

Carta dell'appello

1. La firma di questa petizione di cui il testo di riferimento è intitolato "Appello europeo contro la dittatura finanziaria" è aperta a tutte le cittadine e cittadini dai 16 anni in sù. La petizione richiede i nomi e cognomi dei firmatari, la loro città, il loro paese di residenza e la

loro professione (facoltativa). L'indirizzo di posta elettronica, richiesto per la conferma della firma, non sarà pubblicato.

2. Questo Appello mira ad essere diffuso nei media locali, regionali, nazionali di tutti i paesi europei, in edizione cartacea o digitale. Le traduzioni di questo Appello in lingua straniera devono essere più fedeli possibili all'originale. Solo le versioni francese ed inglese inserite on line sul sito di Mediapart hanno una garanzia di originalità.

3. Questo Appello è innanzitutto un appello di cittadinanza, senza appartenenza e senza legami con ideologie o partiti politici: la petizione non si presenta dunque con dei primi firmatari, né intende indicarne, anche se fossero autorità morali o scientifiche. Si regge

solamente sull'espressione di cittadini "liberi ed uguali." Solo una rubrica distinta permette di riunire utilmente le firme collettive (associazioni, sindacati, partiti politici).

4. Mediapart è il sito dedicato a questo Appello che figurerà sulla home page del Club del lettore, sia nell'edizione francese che nell'edizione inglese. il giornale si impegna ad assicurare il supporto tecnico e la gestione informatica della petizione.

5. Sul sito, il conteggio del numero delle firme della petizione sarà trasparente, sempre accessibile e conosciuto in tempo reale. Nell'eventualità in cui, in seguito ad un accordo tra Mediapart ed altri media stranieri, questo appello dovesse essere sottoposto alla firma su altri siti, il controllo del conteggio delle firme sarà assicurato dall'équipe di Mediapart in collaborazione con l'équipe di redazione del medium straniero che certificherà l'esattezza del suo proprio conteggio.

Firmare la petizione a questo indirizzo :

Appello europeo contro la dittatura finanziaria

Questa iniziativa, sostenuta da Mediapart (che è un po' l'equivalente francese del Fatto Quotidiano), si propone anche di dare visibilità al "Manifesto degli economisti sgomenti", il cui testo mi risulta essere solo in francese per adesso. Perciò ho creato una pagina Facebook dove centralizzare idee e buone volontà per tradurre quel testo in italiano, un lavoro che potrei coordinare.

[Aggiornamento] Testo già tradotto!

Grazie del vs. contributo. J-M



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4 ottobre 2011
La blogosfera in com(m)a

Comma ammazza-blog: un post a Rete unificata #noleggebavaglio

NO LEGGE BAVAGLIO ALLA RETE_2vers.jpg
L'idea è nata su twitter, parlando con Claudia Vago (@Tigella) e Salvatore Mammone (@mammonss): invitare i blogger, chi frequenta e "abita" la rete a condividere, postare (anche su facebook e su twitter), diffondere lo stesso post come segnale di protesta contro il comma 29, cosiddetto ammazza-blog. 

Il post che abbiamo scelto è di Bruno Saetta e spiega bene cosa non va in questa normaQui raccogliamo tutte le adesioni, inserite l'url del vostro post. 

Perché abbiamo scelto proprio questo post? Perché vogliamo sottolineare che la nostra non è 'indignazione automatica', come per esempio Massimo Mantellini ha sottolineato, ma una protesta informata. Sulla questione della scelta di definire quella norma 'ammazzablog' consigliamo la lettura di questo articolo sempre di Bruno Saetta.

ECCO IL TESTO DA DIFFONDERE: 

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog? 
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione. 

Cosa è la rettifica? 
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi. 

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione? 
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail.La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti.Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito. 

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto? 
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata. 

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false? 
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri. 

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica? 
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso. 

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

Qui l'articolo completo

@valigia blu - riproduzione consigliata




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2 ottobre 2011
Parole nuove per un nuovo inizio...
Lo dice Angelino Alfano, annunciando un «aggiornamento delle parole del 1994», ricordando che proprio nel 2012 voteranno i ragazzi nati nel '94: «E abbiamo il dovere di dire parole nuove che convincano quei bimbi. Parole nuove per un nuovo inizio».

Alfano, non servono parole nuove. Servirebbero fatti. Fatti nuovi. Non c'è bisogno di cambiarle, le parole. Basterebbe aggiornarle con i fatti. Non serve a niente dire che il PDL deve diventare “un partito degli onesti” quando nella realtà è tutto il contrario. Non servono parole nuove, servirebbero parole vere. Parole vere corroborate da fatti nuovi, fatti veri.

Non servono nuovi giochi di parole, del tipo «Siamo un partito senza padroni e contro i padrini», quando nel PDL non si muove foglia che padron Silvio non voglia.

Alfano, il PDL di Berlusconi è il Partito della Democratura Liberale, un partito nato morto, costruito attorno a promesse mai mantenute, promesse di formare una classe dirigente "giovane, preparata e soprattutto moralmente irreprensibile" che sta sotto agli occhi di tutti, promesse vane e inutili pronunciate ma mai onorate da quella menzogna vivente del suo capo-padrone:

Silvio Berlusconi è una menzogna vivente che si vuole far passare per verità. Ecco perché è TUTTO falsato in Italia: non si può prendere una menzogna e farla passare per verità. Una menzogna rimane una menzogna, e chi dice che è una verità mente. Falsifica le parole, falsifica i discorsi, falsifica la realtà. Così come mente in continuazione in tutto quello che dice e che fa.

A Berlusconi non è mai fregato un emerito cazzo del popolo, del paese, della gente, dell'interesse comune, ecc. Scemo chi c'ha creduto! E ancora più scemo chi ci crede ancora, o peggio, chi lo difende! Non si può difendere l'indefendibile, oppure chi lo fa perde ogni dignità, ogni credibilità, mente per primo a se stesso e poi a tutti gli altri.

Ciò detto,

il suo stato di menzogna permanente è perfettamente funzionale ai suoi fini, e si basa soprattutto su di una decostruzione berlusconiana, sistematica, costante, accanita, del linguaggio comune, smontato pezzo per pezzo, parola per parola, per poter usarle a proprio piacimento, cariche di una polisemia selvaggia che varia a secondo dell’interlocutore, della situazione, e magari anche più volte al giorno.

Così da confondere lo spirito della gente, da non fare capire più niente a nessuno.

Da tempo dice Marco Travaglio:

Urge vocabolario

Le parole. Dicevamo delle parole e del loro significato distorto, svuotato, geneticamente modificato. Come possiamo vivere insieme e sentirci comunità se non abbiamo più nemmeno un linguaggio comune? […]

In compenso Berlusconi e Bossi, cioè gli estremisti più autoritari ed eversivi mai visti in una democrazia, rappresentano il polo «moderato» e «liberale».

Chiamiamo «demonizzatori» o «apocalittici» quanti hanno descritto e denunciato, insieme a tutto il mondo libero, il conflitto d’interessi illiberale del Cavaliere, il suo abuso delle televisioni, le sue censure di regime e le sue leggi d’impunità su misura: la semplice descrizione quotidiana delle mostruosità del quinquennio 2001-2006 è divenuta «antiberlusconismo», allarmando chi pensa che l’informazione e la satira debbano «moderare i toni» e l’opposizione non debba opporsi troppo. […]

Ma come possiamo raccontare i fatti, se non siamo più d’accordo con le parole?

E’ proprio questo lo scopo di Berlusconi - o di chi ne fa le veci -: annebbiare i cervelli, ribaltare completamente la realtà così che la gente non possa più capire che quando lui pronuncia “vita” intende “morte”, che quando lui pronuncia “amore” intende “odio”, che quando lui pronuncia “bene” intende “male”, in un delirio permanente che mi ricorda una famosa maledizione biblica:

Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro.

Isaia 5,20

Lo dice anche Gustavo Zagrebelsky, nel documento che Libertà e Giustizia presenterà a Milano il prossimo 8 ottobre (già anticipato dal Fatto il 30 settembre u.s.), e citato da Furio Colombo nel Fatto di oggi che spiega “perché il Parlamento, a cui spesso si fa riferimento come al luogo giusto per la vita democratica, sia adesso in Italia il luogo in cui ogni barlume di vita democratica si spegne, e anzi è il luogo e la ragione del blocco”:

“Un Parlamento che, di fronte a fatti sotto ogni punto di vista ingiustificabili, alla manifesta incapacità di condurre il Paese in spirito di concordia fuori dalla presente crisi economica e sociale, al discredito dell'Italia presso altre nazioni, non revoca la fiducia a questo governo mentre il Paese è in subbuglio e in sofferenza nelle sue parti più deboli, non è forse esso stesso la prova che il rapporto di rappresentanza si è spezzato?

(...)

Ci pare anche gravemente offensivo del comune senso del pudore politico accecarsi di fronte alla lampante verità dei fatti e trasformare il vero in falso e il falso in vero, gettando nel discredito le istituzioni parlamentari e, così, l'intera democrazia”.

Alfano, se lei volesse veramente «aggiornare le parole del 1994» per il 2013, dovrebbe semplicemente cominciare col rispondere a queste dieci domande a posto del suo padrone, rispondere non con belle e nuove parole false, bensì con brutte, vecchie e grezze parole vere. 

Oramai, alla gente, che non ne vuole più di un contratto con gli italiani che valga quanto un rotolo di carta igienica usata, basterebbe un semplice papello, il papello del cittadino onesto:



Alfano, la gente non ne vuole più sapere di belle parole, per quanto nuove, che non siano anche vere e sostenute dai fatti. Le sole parole nuove che l'Italia di oggi può sperare per vivere un nuovo inizio, sono raccolte in una sola parola indirizzata dal popolo a Silvio Berlusconi:

Dimettiti!

Seguita dai fatti...

Glielo dice anche mio figlio, di sua spontanea volontà:



E finché non lo fa, tutto il resto è menzogna.




permalink | inviato da jmleray il 2/10/2011 alle 3:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
1 ottobre 2011
Politici, ora basta!
Sottoscrivo ogni parola di questo proclama (*):




Lo spettacolo indecente ed irresponsabile che molti di voi stanno dando non è più tollerabile da gran parte degli italiani e questo riguarda la buona parte degli appartenenti a tutti gli schieramenti politici.

Il vostro agire attento solo ai piccoli o grandi interessi personali o di partito, trascurando gli interessi del Paese, ci sta portando al disastro e sta danneggiando irrimediabilmente la reputazione dell’Italia nel mondo.

Rendetevi conto che tanti Italiani non hanno più nessuna stima e nessuna fiducia in molti di Voi e non hanno più nessuna intenzione di farsi rappresentare da una classe politica che, salvo alcune eccezioni, si è totalmente allontanata dalla realtà delle cose e dai bisogni reali dei cittadini. La grave crisi che ha colpito le economie mondiali, Italia compresa, impone serietà, competenza, buona reputazione, senso dello Stato ed amore per il proprio Paese, per uscire da questo momento molto preoccupante.

Invece, purtroppo, bisogna prendere atto che solo una piccola parte dell’attuale classe politica possiede queste caratteristiche, mentre il resto è composto da persone incompetenti e non preparate che non hanno nessuna percezione dei problemi del Paese, della gravità del momento e tantomeno una visione mondiale degli scenari futuri che ci aspettano.
Anche una parte del mondo economico del Paese (intendo quella che non vive di mercato e di concorrenza) ha le sue gravi responsabilità della condizione in cui ci troviamo ora: per troppo tempo ha infatti avuto rapporti con tutta la politica (in base alle opportunità e alle loro convenienze del momento) sostenendola in tanti modi, senza mai richiamarli al senso del dovere e nell’interesse dell’Italia.

Ora la gravità della situazione impone che le componenti della società civile più serie e responsabili, che hanno veramente a cuore le sorti del Paese (politici-mondo delle imprese-mondo del lavoro) si parlino tra di loro e si adoperino e lavorino per affrontare con la competenza e la serietà necessaria questo difficile momento.

Bisogna dare prospettive positive per il futuro dei giovani, creare e proteggere posti di lavoro e garantire a tutti una vita dignitosa, soprattutto a chi ha più bisogno.

Alla parte migliore della politica e della società civile che si impegnerà a lavorare seriamente in questa direzione, credo che saremo in molti a dire grazie.

A quei politici, di qualunque colore essi siano, che si sono invece contraddistinti per la totale mancanza di competenza, di dignità e di amor proprio per le sorti del paese, saremo sicuramente in molti a volergli dire di vergognarsi.

Diego Della Valle

P.S. Però aggiungo due tweet che possono aiutare ad inquadrare la situazione:


Per capire il senso delle pagine acquistate oggi da Della Valle è sufficiente ricordare che tra poco scadrà il mandato di Emma Marcegaglia...


Della Valle: Un manifesto anti-politica su Corriere, Rep, Sole e Gazzetta. Si rafforza il partito del dopo Cav. Però attenti al 1992-93...

(*) anche se, pensandoci, per molti aspetti, questo discorso mi ricorda parecchio un precedente relativo ad una certa discesa in campo... spero di sbagliarmi, e quindi diamo il beneficio del dubbio all'autore...



permalink | inviato da jmleray il 1/10/2011 alle 10:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
22 settembre 2011
L'Italia e il suo debito pubblico
Oggi tutti ne parlano, Straniero ne parla ripetutamente da più di due anni!
Dimostrando con i numeri, non con le chiacchiere, che dal 1994 Berlusconi e Tremonti sono stati i primi in assoluto ad inguaiare l'Italia, creando da soli un buco di quasi 600 miliardi di €, di cui quasi 530 Mdi € dal 2001 ad oggi in 8 anni di sciagura governativa berlusconiana, e cioè più di qualsiasi altro governo e di tutta la sinistra messa insieme!

Ripeto: dal 2001, Berlusconi ha aumentato di quasi 530 miliardi di € il debito pubblico italiano. E cosa ha fatto di tutti questi soldi? Ha fatto le riforme? Ha fatto crescere il paese, il lavoro, l'economia, la cultura? Oggi, dopo un decennio di cura berlusconiana l'Italia è un paese in salute, molto migliorato rispetto al passato?

Nel 1993 Giulio Tremonti spiegava come si era gonfiato il debito pubblico e come si poteva ridurre, insistendo sul fatto che: "Il debito pubblico non è un problema finanziario, ma politico. Anzi è IL problema politico".

- "Conti dello Stato al sicuro, in Abruzzo un vero miracolo"
- "Fronteggiamo la crisi ma adesso puntiamo allo sviluppo"
- ''Ci sono le condizioni per riprendere il cammino dello sviluppo e per fronteggiare la coda della crisi''.
- "Abbiamo messo in sicurezza i conti dello Stato in tre anni, abbiamo chiuso con gli sprechi degli anni scorsi e con gli assalti alla diligenza degli anni scorsi"
- "lo Stato non lascerà indietro nessuno, sarà sentito come amico e non oppressore".

Solo balle! Balle, balle, balle, troppe balle, tutte balle! Sono troppe, o sono tutte? Sono tutte balle, e perciò paghiamo noi... Come mai nessuno chiede mai a quella macchietta di rendere conto di quello che dice, dei suoi inganni, delle sue menzogne, delle sue false promesse?

Nel 1996, il rating del debito pubblico italiano a breve e a lungo termine dell'Italia secondo S&P era AAA, il massimo (la coppia infernale Berlusconi-Tremonti aveva governato soltanto pochi mesi e non aveva ancora avuto abbastanza tempo per combinare maggiori danni). Successivamente, nel 1998 è stato degradato a AA, nel 2004 a AA-, nel 2006 a A+, e poi A, A-1+, e ora A-1. Di questo passo, fra non molto si passerà a B: l'Italia di B., un Paese di serie B.

Ecco un bel slogan che rende bene l'idea di dove il berlusconismo ha portato il paese. In un baratro senza fondo, dove le sole riforme portate avanti con ferrea volontà sono state quelle a favore del capo, mai quelle che sarebbero servite al paese, e questo oramai avviene, secondo Roberto Napoletano nell'editoriale pubblicato ieri nel Sole 24 Ore, "per la fragilità della sua coalizione di governo, la catena imbarazzante di scandali che tocca direttamente il presidente del Consiglio, suoi ministri e loro diretti collaboratori, l'incapacità perdurante di assumere decisioni dolorose ma necessarie, un quadro complessivo di decoro violato delle istituzioni". 

Napoletano che aggiunge: "Sentirselo dire da Jacques Attali, davanti al fior fiore degli imprenditori del made in Italy, come è avvenuto ieri a Bologna, garantisco che fa un certo effetto."

Jacques Attali che ha pubblicato di recente un saggio intitolato: "Come finirà? (L'ultima chance del debito pubblico), da Fazi Editore (novembre 2010), dal quale estraggo la conclusione di questo post:

Come reagirebbe un investitore privato al quale si domandasse di investire in un'impresa il cui debito rappresenta quasi cinque anni di fatturato e le cui perdite annuali sono pari a un quinto del fatturato? Fuggirebbe. Questa è tuttavia la situazione dell'Italia di oggi, se si mettono in relazione il livello del debito pubblico, il deficit pubblico e le entrate fiscali.

Capitolo 8, L'Italia sovrana. pp. 135-158

Non solo fuggirebbe. Ma si chiederebbe anche quanto cazzo sono incompetenti i dirigenti di quell'impresa... E se avesse pure investito in quell'impresa, chiederebbe senz'altro ai stessi dirigenti di rendere conto del loro pessimo operato e, di conseguenza, di prendere al più presto le dovute decisioni: a casa!

Tanto, lo ha detto lui stesso, ha solo l'imbarazzo della scelta.




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4 settembre 2011
La conoscenza inutile
La prima volta che ho scritto di Berlusconi sul Web, era il 22 gennaio 2006 sul mio blog francese.

Non avevo mai scritto prima di quel buffone per quanto mi fa schifo l'uomo e l'argomento, ma aveva reso da poco una delle sue solite immonde dichiarazioni che non potevo lasciar passare : "Il presidente del Consiglio non può per definizione mentire".

Ve lo ricordate? Ora, che una menzogna vivente come Berlusconi dicesse "non mento mai", era una bugia assoluta alla quale non potevo non reagire. E così mi tornò in mente quel bellissimo saggio di Jean-François Revel, intitolato La Connaissance inutile (Grasset, 1988), pubblicato l'anno seguente in Italia da Longanesi, sotto il titolo letteralmente tradotto: La Conoscenza inutile.

Dove leggiamo, sulla quarta di copertina (scritto più di vent'anni fa...):

Viviamo e vivremo sempre più nell'era dell'informazione. Mai la comunicazione è stata così ampia, così rapida, così presente ovunque. Mai, come oggi, almeno in teoria, l'opinione pubblica ha potuto disporre degli elementi necessari per giudicare chi detiene il potere e per orientarsi in proposito. Come mai, allora, il mondo viene guidato così male? Perché la conoscenza viene così poco utilizzata?

Si, come mai? mi chiedevo nel mio post francese, nel quale mi veniva naturale raccordare l'immonda dichiarazione alla prima frase del libro: «La prima di tutte le forze che governano il mondo è la menzogna», e fare l'inferenza seguente: 

«La prima di tutte le forze che governano l'Italia è la menzogna!»

Ora, però, se nel '94 vi potesse essere il dubbio che Berlusconi fosse l'uomo del miracolo italiano (parole sue), dopo un quasi-ventennio piduista è chiaro a tutti, anzi chiarissimo, che lo stesso uomo ha fottuto alla grande un Paese intero!

Quello chiagne, fotte e gronda soltanto, è chiaro. O per lo meno dovrebbe essere chiaro. Esattamente com'è (dovrebbe essere) chiaro, anzi chiarissimo, per primo a Berlusconi, che la maggior parte delle ragazze portate a carrettate intere dal disperato Tarantino a Arcore erano puttane! Lo dicono pure loro:

ma che erano puttane, oramai…anzitutto non è reato e seconda cosa l’hanno capito tutto il mondo che sono puttane, non ci sta una persona al mondo che non pensa che siano puttane”.

A parte qualche parlamentare credulone, è ovvio...

Così come oramai è chiaro, anzi chiarissimo, a tutt* che Berlusconi è ricattato/ricattabile da una quantità infinita di brutti ceffi, di puttanelle, di mafiosi, di politici concussi, e chi più ne ha più ne metta.

A parte qualche elettore, probabilmente più interessato che credulone, è ovvio...

Così come oramai è chiaro, anzi chiarissimo, a tutt* che Berlusconi come politico-statista non vale neanche una calza rattoppata: non c'è una sola promessa che abbia onorato in tutti questi anni, mentre lui e le sue cricche, tutti 'sti pifferai del cazzo, portavano l'Italia sull'orlo del baratro!

Basta l'ultima spintarella, e lui ovviamente non vede l'ora di darla. Come dice Telese, fa impressione vedere quanto il Macbeth di Arcore "adesso è prigioniero della luna, e dei demoni della notte, del maledettismo, del tanto peggio tanto meglio, dell’estetica del kamikaze, del Muoia Sansone con tutti i filistei."

In altre parole, del "più merda c'è, e meglio è"... Già che a lui non è mai fregato niente dell'Italia, e ora come ora, tanto meno! Perché sapendo benissimo che lui stesso sta affondando, non ci penserà due volte a trascinare il Paese nel peggio dei suoi incubi.

Si sappia chiaramente che finché non lo si caccerà, l'incubo Berlusconi sarà indissolubilmente anche l'incubo Italia. Incubo o cancro, a scelta. Spesso mi si dice che non si può dare la colpa a uno solo, per quanto sia malvagio come Berlusconi. Proprio ieri, rispondevo così a Flavia su Facebook:

Non sono molto d'accordo col fatto di dire sempre non è solo colpa di Berlusconi. E' come dire che il disastro del fascismo non è solo colpa di Mussolini. E' ovvio che nei due casi la maggioranza del popolo italiano è complice, sia del ventennio fascista che del ventennio piduista, ma la prima colpa è comunque imputabile, prima a Mussolini e poi a Berlusconi. Che ha fatto sprofondare l'Italia - e continuerà finché non crepa - invece di pensare (fosse soltanto un secondo) al bene del paese...

Ecco: la maggioranza del popolo italiano è complice. O almeno fino ad oggi lo è stato. E ora che si annuncia che Sua Maestà Bunga-Bunga sarà candidato ANCHE nel 2013, se non finisce in galera prima, voglio proprio vedere se il popolo italiano permetterà questo ulteriore scempio. Ieri sulla stampa estera, David Rothkopf si chiedeva se Silvio Berlusconi non fosse il peggio dei governanti di un grande Paese nel mondo!

Quindi a parte la risposta, affermativa e scontata, fin dove il popolo italiano si renderà complice della propria rovina? Fin dove accetterà senza reagire le schifezze che escono dalla bocca di Berlusconi e dei suoi leccapiedi, e che sono da tempi immemorabili un insulto all'intelligenza: milioni e milioni di euro di prestiti infruttiferi, a Dell'Utri perché è un pensionato sfigato, a Lele Mora perché è nel bisogno, a Tarantini perché è disperato, a quelle mignotte perché, appunto, sono mignotte anche se non si deve sapere in giro, a quell'altra perché è la nipote di Mubarak, ecc. ecc.

Tutto questo spettacolo è indegno di una democrazia, il fallimento totale dello sfascismo berlusconiano è definitivamente sotto gli occhi di tutti, ubi et orbi, e d'inferenza in inferenza, è ovvio che se Berlusconi è indiscutibilmente il peggior statista di una delle grande democrazie del mondo, allora è altrettanto vero che l'Italia è anche la peggior delle democrazie nel mondo! Con la complicità silenziosa e codarda del proprio popolo.

Concluderò questo triste sfogo così come concludevo il mio post in francese, parafrasando una citazione che risale alla Rivoluzione francese, e più esattamente al Terrore, quando qualche rivoluzionario di cui non ricordo disse: «Quando un popolo può essere terrorizzato, lo è!».

Ecco, applicato all'Italia di oggi, diventa: 

«Quando un popolo può essere fregato, lo è!»

Sappiamo da chi, e vedremo fino a quando e a che punto...





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